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Sette anni di Blowing Bubbles ci costringono, per la puntuale continuità dell'intervento, a tenere continuamente gli occhi puntati su due diverse prospettive.
Da un lato l'istituzionalizzazione del messaggio di prevenzione e i discorsi responsabili sul superamento delle obsolete e malefiche categorie a rischio, che sono ormai un compito di enti, ministeri e associazioni. Dall'altro le nuove responsabilità di chi vuole veicolare attraverso il pensiero creativo anche messaggi politici o sociali.
I corti selezionati quest'anno mettono in scena una rappresentazione domestica della vita dopo l'AIDS. I protagonisti sono persone in coppia o singoli alle prese con problemi prosaici nella loro quotidianità e tuttavia amplificati dalla forma contenuta del cortometraggio. Ma non solo. La memoria, lo sguardo soggettivo come anche il lutto collettivo sono infatti il fulcro ricorrente di un'opera immensa, necessaria e importante quanto il richiamo all'uso delle pratiche di sesso sicuro.
Laddove la tendenza più diffusa spinge a percepire AIDS e HIV come lontani e risolti, si impone, a chi vuole mantenere viva la coscienza collettiva, di raccontare e testimoniare il grande vuoto, di documentare il dramma e il lutto personale e collettivo di venti anni di AIDS. Insomma, non dimentichiamo che il vaccino, che ci auguriamo sempre più imminente, e le terapie, fortunamente sempre più efficaci, non sono solo il risultato di scelte politiche o aziendali. Ma anche il risultato a cui si e' giunti grazie a anni di lotte e di lutti.
Uno strano gioco di parole che illustra in maniera calzante il ruolo affidato da Blowing Bubbles al video: uno strumento di sensibilizzazione e conoscenza immediato, emozionante e vicino alla realtà. Un momento creativo indispensabile per rielaborare e metabolizzare il dolore, per mantenere viva la memoria e il ricordo affinché la ricerca scientifica arrivi a dare risposte piu' in fretta e per tutti. Anche per quei Paesi che ad oggi non possono permettersi i farmaci inibitori. Altro che fine dell'urgenza. Quanti i confini ancora da varcare?
Daniele Del Pozzo e Giampaolo Marzi
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